Genova.
Pochi giorni fa.
Una bambina in affido temporaneo non è stata restituita al suo paese di origine.
Ha subito abusi nell'orfanotrofio dove è costretta a vivere.
Non supererà mai l'angoscia di una infanzia mai avuta e di un futuro fumoso e che nemmen il destino le può delineare.
Vive per pochi mesi in Italia e ne trae giovamento, forse anche un piccolo gancio a cui aggrapparsi nella fredda neve bielorussa.
Ed ora...
Ed ora...
Ed ora..
Ed ora è vittima, di nuovo vittima ancora una volta VITTIMA.
Vittima di egoismo ammantato di bontà, vittima di egoismo ammantato di protezione, vittima di un egoismo ammantato di difesa ad oltranza...
EGOISMO TRIPLICE.
EGOISMO OCCIDENTALE, di chi con la boria di chi sa far pesare il suo essere ricco, di chi si erge al di sopra di leggi, di società , di organismi internazionali e di relazioni tra stati, si nasconde dietro il volto triste di una bambina che non sa essere allegra e tacita la propria coscienza viziata e piena di veli che offuscano e tengono lontano dal bene reale.
EGOISMO DI REGIME, di uno stato sotto dittatura che usa angeli con le ali tarpate come vile commercio per garantirsi entrate al limite della legalità, al limite del commercio di schiavi, lasciando una ferita nella mia coscienza, una ferita di chi, "ACQUIRENTE DI TANTA DOLCE MERCANZIA" non riesce a dormire la notte.
EGOISMO CIECO incapace di vedere al di là del proprio naso, al di là delle conseguenze inevitabili e chiare a tutto il mondo di tale gesto folle ed insano. Nessun banbino verrà ad abbracciare più noi italiani, nessun angelo biondo verrà più a lenire la nostra alterigia vuota, nessuna farfalla con le ali tarpate volerà più nei prati delle nostre case lasciandoci annegare in lacrime di impotenza.
ECCO.
ECCO.
ECCO.
ECCO la mia farfalla, ECCO il mio angelo, ECCO la mia bambina fiera di una italianità che non avrà più, ECCO il mio dolore.


AD ANASTASIA!!!!!!

Angelo mio,
Naviga nel tuo ultimo volo,
Appena nella culla rannicchiati nelle tue ali,
Sospira profondamente ed addormentati sul tuo sogno,
Tra le spire tenere del nostro calore,
Angelo triste tra angeli tristi,
Sola insieme a tanti in tanta solitudine,
Ignara e consapevole del male intorno,
Angelo allegro tra angeli allegri.
Meriti la favola che ti hanno tolto,
Meriti la favola che ci hai regalato.
CYRANO
Avevo cinque anni e leggevo da poco più di un anno (fatemi essere Tantalo piuttosto che figlio di insegnanti) e in un piovoso pomeriggio invernale nella stanza più cucina al piano terra di uno sperduto paese della provincia di Avellino, rubai a mio padre un vecchio libro di mitologia greca (credo una bella edizione del secolo scorso) e lo divorai.
La mattina dopo conoscevo di Giove e Saturno, di Venere e Marte e sapevo di Plutone.

Eh sì Plutone, il guardiano dell’Ade, il Dio dell’oltretomba, colui che decide chi resta e chi va, colui che sancisce la dannazione eterna, la pena da espiare. Ne avevo stima, rispetto e un po’ paura. Lo immaginavo tenebroso, scuro, abbronzato ed eternamente appollaiato sul suo costone di roccia lavica a riscaldarsi tra le fiamme. Chi oserebbe contrastare tanto potere?
Gli scienziati ovviamente. Sì quei saccenti occhialuti col taschino pieno di penne pronti a stabilire e decidere col loro limitato nozionismo chi sei, da dove derivi ed a chi appartieni. Piccoli, boriosi presuntuosi.
Va da sé che nella limitatezza delle informazioni in loro possesso, ovviamente persi nella necessità di catalogare il sapere universale hanno dovuto usare un insieme limitato di conoscenze per definire (per dirlo col loro linguaggio) un insieme divergente di oggetti. Per farla breve, sono stati costretti, meschini, con poche parole a nominare e numerare l’intero creato, dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande. Ed inevitabilmente, nel migliori dei casi si sono imbattuti in feroci ripetizioni o peggio si sono visti costretti a restringere le categorie, a cancellare membri di una categoria per attribuirla ad un’altra e così via.
Ecco tutto ed ecco come alla fine i pianeti del sistema solare, unico retaggio della nostra cultura classica, riserva indiana di uno splendente Olimpo costretto ora a ruotare miseramente intorno al sole luminoso, devono diminuire, ecco perché nove pianeti ora sono troppi e bisogna farli diventare otto.
Ed allora chi togliere se non il più piccolo, il più scuro di pelle, il più discriminato di tutti, meridionale anch’egli tra tanti mastodontici polentoni? Ed il povero PLUTONE, il piccolo SIGNORE DELLE RICCHEZZE, torna a diventare asteroide o “PICCOLO PIANETA” come lo hanno definito (afroamericano e extracomunitario non basta a togliere dalla razza bianca il ghigno contro il POVERO NEGRO), ora declassato alla pari del suo satellite CARONTE, che barbuto sul suo traghetto sgangherato se la ride.

NON CI STO!!!! Declassate quel milanese di GIOVE piuttosto. RAZZISTI TUTTI!!!
Mi consola sapere che tanto affanno è solo per la limitata limitatezza degli scienziati, per la loro scarsezza di linguaggio mera modesta e minima rappresentazione schematiche del creato, e che Plutone, dalla sua resta astrofisicamente, pur se discriminato, un ammasso più o meno sferico di roccia e materiale amorfo, e che LUI, il Dio, se ne sta gongolando sul suo costone roccioso, magari con


Certo LAVORI IN CORSO sarebbe stato meglio, ma troppo tecnico, troppo ROTTURA DI PALLE!!!!!
Davanti ai lavori in corso ci si incazza, si maledicono gli amministratori comunali, si cominciano immediatamente ad inventare scuse per il ritardo che si sta accumulando, si immaginano improbabili percorsi alternativi e soprattutto, come una non ben mondata macchia sulla coscienza, ci si ripropone di evitare a piè pari e fino a data da destinarsi quella strada. Sì, LAVORI IN CORSO, proprio non va.
Questa strada informatica, non dovete evitarla, ma dovete intasarla, occuparla, invaderla e magari farci un'abitazione per villeggiare ogni volta che volete.
Prova in Costume, Dress Reharsal, è più bello, lascia intravedere qualcosa che sarà, magari i fasti di un successo planetario, o i pomodori (SIGH) del più catastrofico dei fallimenti, ma lascia le porte aperte a tutti (... e in qualche teatro serio si paga anche).
Sì, mi piace l'idea, SI PAGA ed il prezzo è un pensiero, un'idea, una presenza.
e come campeggiava sull'ingresso del mio liceo
O VOS QUI SITITIS AURIRE POCULUM ELICONIS, VENITE LIBENTER!
CYRANO